Con l’inizio del 2026 siamo entrati ufficialmente nella nuova era della responsabilità, dove la sicurezza ha smesso di essere un perimetro da difendere per diventare una resilienza da costruire.
La direttiva NIS2 impone un cambio di passo radicale: non ci si aspetta più solo che un'azienda sia "protetta", ma che sia capace di resistere e reagire.
Per chi governa infrastrutture complesse su Kubernetes, la pressione è doppia. Da un lato c'è l’obbligo giuridico di garantire la continuità dei servizi; dall’altro la necessità tecnica di non soffocare quell’agilità che rende il paradigma Cloud Native così prezioso.
In questo scenario, garantire la conformità non è una questione burocratica, ma qualcosa che si risolve a livello di ingegneria: se la tua pipeline DevSecOps è robusta, sei già a metà dell'opera.
Sicurezza Software Supply Chain: normativa 2026 e tracciabilità
Se guardiamo ai punti più critici della direttiva, la sicurezza della Software Supply Chain emerge come la sfida principale. In un'architettura a microservizi, la fiducia cieca nel codice di terze parti è un lusso insostenibile.
"L’art. 21 NIS2 richiede misure proporzionate per gestire rischi su reti/informazioni, includendo almeno: politiche di risk analysis, incident handling, business continuity (backup/DR), supply chain security (valutazione dei fornitori), vulnerability handling, basic hygiene e training. In cloud native, questo si traduce in controlli chirurgici su immagini/dipendenze."
La conformità NIS2 degli ambienti cloud native e di Kubernetes passa dall’avere il controllo chirurgico su ogni immagine, libreria e dipendenza che transita nei cluster.
Qui il modello DevSecOps diventa il veicolo naturale ed una base solida per la compliance, perché permette di integrare la sicurezza in ogni fase del ciclo di vita del software (grazie all’approccio shift-left).
Parliamo di un tipo di approccio che permette di identificare e risolvere le vulnerabilità in modo rapido e sin dalle fasi iniziali dello sviluppo, facendo sì che sia possibile intervenire efficacemente quando il costo di remediation è più basso, ed introducendo quindi vantaggi tangibili di business e sicurezza, e favorendo il rispetto dei requisiti di gestione proattiva del rischio.
Attraverso la metodologia DevSecOps è inoltre possibile integrare i controlli di sicurezza direttamente nelle pipeline CI/CD, ottenendo:
- L'automazione della SBOM (Software Bill of Materials, o Distinta Base Software) è un inventario dettagliato di tutti i componenti, librerie e dipendenze open source e di terze parti che costituiscono un'applicazione software, che permette di ottenere la tracciabilità granulare richiesta dall'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).
- Monitoraggio e gestione delle vulnerabilità, quindi la possibilità di identificare in tempo reale quali librerie sono esposte a nuove minacce e mettere in atto una risposta tempestiva, riducendo drasticamente la finestra di esposizione.
Proprio il monitoraggio e la gestione delle vulnerabilità rappresentano un aspetto chiave in questo contesto normativo, e strumenti capaci di centralizzare i log, monitorare la runtime security, perseguire un approccio zero-trust e favorire la condivisione di dashboard sono essenziali per consentire di agire in modo proattivo.
Perché è essenziale una CNAPP in ottica NIS2
In ambienti cloud native distribuiti e multicloud, una Cloud Native Application Protection Platform (CNAPP) diventa un elemento essenziale per rispettare gli obblighi di gestione del rischio, visibilità e monitoraggio continuo previsti da NIS2.
Una CNAPP offre:
- Visibilità continua su risorse cloud, container, Kubernetes e serverless, componente fondamentale perché NIS2 richiede un inventario accurato degli asset digitali e la capacità di individuare rapidamente i servizi essenziali.
- Valutazione unificata di vulnerabilità, misconfigurazioni, rischi di identità e permessi (CIEM), supportando l’obbligo di implementare misure di gestione del rischio lungo tutto il ciclo di vita dei sistemi e della supply chain.
- Monitoraggio runtime e rilevazione di minacce in tempo reale, allineandosi al focus NIS2 su detection avanzata, logging e incident response tempestiva, inclusi gli obblighi di notifica verso le autorità competenti.
- Funzionalità di compliance “out of the box”, con policy e controlli mappati a framework e normative (inclusa NIS2), che semplificano audit, raccolta evidenze e dimostrazione della conformità
Per approfondire l’argomento:
Leggi il White Paper: Il Trio Vincente per la Sicurezza Cloud Native
Leggi l’articolo: Il trio vincente per la sicurezza Cloud Native: Secret Manager, Container Zero-CVE e CNAPP
Kubernetes: L’Orchestratore della governance
Nel contesto della NIS2 in ambito Cloud Native, Kubernetes non deve essere visto solo come uno strumento di delivery, ma come il motore di quella che potremmo definire "Compliance Continua".
Sfruttando l'approccio Policy as Code, i requisiti normativi smettono di essere paragrafi di legge e diventano requisiti tecnici invalicabili, con tutti i vantaggi derivanti dal loro rispetto.
In particolare si fa riferimento a:
- Zero Trust Networking: Implementare le Network Policies per applicare il principio del minimo privilegio a livello di rete non è più opzionale. È la difesa fondamentale per impedire i movimenti laterali: se un microservizio viene compromesso, il danno deve restare isolato.
- Immutabilità e GitOps: Gestire il cluster tramite strumenti come ArgoCD o Flux garantisce una "Single Source of Truth". Ogni modifica è tracciata, versionata e reversibile.
In caso di audit, non dovrai ricostruire i fatti: avrai uno storico cristallino di chi ha modificato cosa e quando, esattamente come richiesto dalle autorità.
Resilienza e continuità operativa
La NIS2 mette al centro la capacità di ripresa.
Nel Cloud Native, la Business Continuity non si fa più con i vecchi backup, ma con la resilienza dell'infrastruttura.
Grazie all'Infrastructure as Code (IaC), il Disaster Recovery si trasforma in un processo deterministico.
La capacità di ricreare interamente un ambiente di produzione in modo programmatico assicura il rispetto dei tempi di ripristino per i servizi essenziali, eliminando l'incertezza del fattore umano durante la crisi. Questo approccio trasforma la conformità da costo a vantaggio competitivo, garantendo un'infrastruttura solida, scalabile e nativamente sicura.