Per capire cosa è, o meglio cosa sta diventando, il disaster recovery diamo un’occhiata ai trend di mercato. Secondo le analisi di MarketsAndMarkets il trend di crescita del comparto DRaaS (Disaster Recovery as a Service) prevede un +23,3% a valore anno su anno, passando dagli attuali 5,1 miliardi di dollari di quest’anno a 14,6 miliardi di dollari entro il 2025.

Una previsione di incremento eccezionale, sia rispetto ai diversi comparti as-a-service, sia in assoluto per quanto riguarda la tecnologia. Le motivazioni sono da ricercare nella relativa novità dell’approccio as-a-service anche per il disaster recovery e, evidentemente, anche a seguito di una precisa esigenza da parte delle aziende.

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Le quattro motivazioni principali per passare al DRaaS

Estrapoliamo tra le righe le quattro motivazioni principali di un’impennata così alta secondo gli analisti:

  • Il business deve essere always on. Necessità primaria delle aziende è il poter contare su un business always-on. Qualcosa che, in un panorama estremamente competitivo, non può permettersi un downtime, a nessun costo. Perché rimanere fermi vuol dire perdere soldi, e questo ormai è ben chiaro alle aziende, grazie soprattutto all’esperienza di quelle che lo hanno subito sulla propria pelle.
  • Maggiore disponibilità di data center. Una forte spinta all’adozione di piani di disaster recovery è data dalla veloce diffusione di data center “di prossimità” rispetto alle aziende. In ambito disaster recovery è fondamentale avere una idea precisa di dove sono fisicamente i dati aziendali per questioni di compliance (GDPR), ma anche per rassicurare il management. La diffusione dell’adozione dei servizi su piattaforme cloud di diverso tipo e l’orientamento verso il cloud privato in sostituzione dell’on premise ha fatto il resto.
  • Un modello economicamente sostenibile. La modalità as-a-service erogabile da un partner It consente di pagare un valore (accessibile e rinegoziabile) che dipende esclusivamente dai carichi che coinvolgono l’infrastruttura di backup e non prevede acquisti di infrastruttura a fondo perduto. Tramite un contratto di servizio a un partner strutturato, come Reevo, il cliente delega totalmente l’attività e non si deve preoccupare più di niente. Il partner si occuperà di gestire il servizio secondo SLA predefiniti, garantendo l’integrità dei dati e la totale aderenza alla normativa che sul cloud è nativa.
  • L’incremento degli attacchi. Attaccare i dati residenti su storage di backup, considerati secondari e spesso meno protetti dei repository dei dati transazionali è un’attività che sta rapidamente prendendo piede. Capita che al furto di dati sensibili per l’azienda cliente si sia aggiunta la pratica di crittografarli per chiedere un riscatto oppure di modificarli per rendere disponibili set modificati all’atto di un recovery. A questa tendenza ci aggiungiamo la contingenza dell’emergenza sanitaria che ha determinato un incremento notevole degli attacchi. Affidarsi a un servizio DRaaS assicura una maggiore protezione perché si sviluppa su strutture in cloud nativamente sicure garantite da infrastrutture aggiornate e da un monitoraggio avanzato e costante. Con il vantaggio di liberare dall’incombenza del monitoraggio e della manutenzione il team It aziendale.

I motivi, sempre più stringenti, che spingono le aziende all’adozione di soluzioni DRaaS stanno rapidamente annullando le perplessità registrate finora. La paura di non avere i dati protetti e sempre sotto controllo, quella di affidarli a strutture non on premise e il timore generalizzato nei confronti della tecnologia, vengono superate a suon di prestazioni dalle nuove infrastrutture cloud.

Il cloud privato e di prossimità, per esempio, è qualcosa di simile a un on premise, ma è meglio. I livelli di sicurezza dei diversi ambienti cloud (cloud ibridi, multicloud) oggi sono decisamente superiori alle strutture on premise e, infine, il costo e il modello a servizio non temono paragoni.

I passi per attivare un buon progetto di DRaaS

Una volta che l’azienda cliente sceglie di implementare un DRaaS si affiderà al partner It strutturato che svilupperà il progetto partendo dall’analisi dell’infrastruttura, dei carichi di lavoro, della tipologia di business. Seguirà un’ipotesi di piano di disaster recovery, insieme alla necessaria componente formativa e procedurale. Il piano, infatti, non deve prevedere solo l’archiviazione sicura dei dati, ma il complesso di attività da svolgere a carico dell’azienda a seguito di un down dell’infrastruttura.