Il Flexera State of the Cloud Report fornisce una buona visione di insieme sulle tendenze del mercato cloud. Il rapporto del 2020 decreta il multi-cloud come “la strategia dominante e la maggior parte delle aziende lo stanno già adottando”. L’affermazione può sembrare un po’ troppo ottimistica, e in un certo senso lo è, semplicemente perché è conseguenza del fatto che il sondaggio da cui sono stati ricavati i dati è su scala globale e che, rispondendo alle domande, molte aziende scoprono di usare già una struttura potenzialmente multi-cloud senza magari esserne pienamente consapevoli.

Dai pochi dati locali disponibili, anche l’Italia segue la tendenza globale: le aziende nostrane trovano interessante l’offerta multi-cloud perché, per le sue caratteristiche, si rivela la più “libera”. Ripassiamo, dunque, il concetto di multi-cloud e cerchiamo di capire perché potrebbe diventare la scelta futura di molte realtà del nostro Paese.

L’avevamo già raccontato qui cosa si intende per multi-cloud, mettendolo a confronto con il cloud ibrido e chiarendone le differenze. Avevamo specificato che “un ambiente multicloud può contenere un cloud ibrido ma non vale il contrario” e che, nel caso del multicloud “siamo di fronte a una struttura IT distribuita tra più ambienti cloud, di ogni tipo e quindi anche ibridi, in cui i dati (ma anche la potenza computazionale e lo spazio storage) non sono necessariamente condivisi”.

Da questa definizione si evince che la caratteristica del multi-cloud è la distribuzione dei workload su diversi ambienti cloud (pubblico, privato, cloud ibrido e strutture on premise) “che eseguono diverse attività in maniera indipendente” e che possono essere forniti da diversi Cloud Provider. In particolare, se vogliamo fare un distinguo, in un cloud ibrido la soluzione applicativa muove i dati liberamente tra due strutture on premise o off premise, mentre in un ambiente multi-cloud si indirizzano le soluzioni negli ambienti più opportuni e si sfrutta l’intercambiabilità tra gli stessi a livello di funzione da eseguire.

Una struttura multi-cloud risulta così estremamente flessibile ed eterogenea, con diversi pregi e qualche criticità, vediamoli nel dettaglio.

Il vantaggio di indirizzarsi dinamicamente verso il Provider più adeguato

In un ambiente multi-cloud è possibile scegliere dinamicamente il fornitore di uno specifico servizio IaaS (computing, storage e networking), senza dover ogni volta reingegnerizzare l’infrastruttura IT ed evitando così le criticità dovute alle differenze tra le soluzioni dei fornitori. In un certo modo, una scelta del genere libera il cliente dalla tirannia di affidarsi a un solo vendor, come ai tempi dell’on premise.

Insomma, multi-cloud=libertà. È poter contare sempre sulla tecnologia migliore in ogni momento, e innovare presto e bene.

Il vantaggio di ridurre i rischi di danni ai dati e all’infrastruttura

Distribuire servizi e dati sulla topologia più estesa possibile permette di tutelarsi al meglio da eventuali danni alle singole infrastrutture. E, per quanto detto, se i silos sono indipendenti e non necessariamente comunicanti, la propagazione del danno è contenibile.

Il vantaggio di mettere in competizione i fornitori delle infrastrutture

Avere il potere di trattare, per un cliente è sempre una buona cosa, e il multi-cloud lo permette per definizione. La possibilità di passare dinamicamente da un servizio all’altro aiuta la competizione e, quindi, la qualità del servizio. Ma, attenzione, bisogna avere le competenze e la struttura per saperlo fare, altrimenti meglio che ci pensi il fornitore IT per conto del cliente.

Il vantaggio di scegliere dove mettere i dati

Se si sceglie una struttura multi-cloud nessuno metterà più il cliente in un angolo! Per diversi motivi (aderenza al GDPR, latenza e protezione) essere sicuri che certi set di dati sono esattamente dove il cliente ha voluto che siano non ha prezzo, e non può essere garantito da altri ambienti cloud.

E ora, le criticità.

Nel multi-cloud la complessità aumenta

Bella la libertà, ma anche molto complicata. Avere a disposizione un’offerta di servizi cloud eterogenea e variegata comporta un notevole incremento della complessità di gestione. Un cliente di livello enterprise può avere un team pronto a tutto, ma gli altri? Gli altri sono certi di essere strutturati con:

–        Le competenze interne necessarie a gestire le singole offerte dei singoli provider?

–        Le giuste capacità per il calcolo, l’ottimizzazione e l’analisi dei costi, in questo caso molto variabili?

–        Il livello di sicurezza adeguato a ogni singola componente di offerta?

–        Un team IT pronto a rispondere alle richieste di gestione operativa?

In definitiva, attenzione. Se, in fin dei conti, la bilancia del multi-cloud pende verso i pro, i contro non possono non essere considerati. In linea generale, l’organizzazione e la struttura delle aziende italiane non è adeguata alla gestione di una piattaforma multi-cloud, ma non per questo ci deve rinunciare.

Anche le aziende più grandi e strutturate nel mondo preferiscono affidarsi a un fornitore IT competente e strutturato in grado non solo di guidarle nella scelta e di costruire il pacchetto migliore ma anche, e soprattutto, di gestire dinamicamente l’infrastruttura IT per conto del cliente, grazie ai propri Managed Services.