Cosa è il cloud ibrido è chiaro? Dalla rapida adozione che stiamo registrando in tutto il mondo, e anche in Italia, il cloud ibrido si sta dimostrando la soluzione di compromesso migliore.

Compromesso nell’accezione più positiva del termine. Perché il cloud ibrido è un ottimo compromesso tra il mantenere il controllo della propria infrastruttura e godere dei benefici di una piattaforma cloud. Per i più distratti ricordiamo velocemente cosa è il cloud ibrido: un’infrastruttura tecnologica composta da una componente di cloud privato e una di cloud pubblico.

Ciò significa che una parte della architettura It di un’azienda può essere distribuita tra una struttura privata, ovvero protetta fisicamente localizzata, e una inserita all’interno di un cloud pubblico.

Cosa è il cloud ibrido? È la convivenza più pacifica (e più rassicurante per l’It manager)

Simone Biglia, Cloud Services Manager di Reevo Cloud chiarisce perfettamente il concetto: “Il cloud ibrido è la coesistenza tra una componente tecnologica tradizionale (per esempio on premise, quindi all’interno dell’It aziendale) e una componente cloud pubblica”.

In questo modo, i due cloud coesistono e si integrano in modo trasparente, anche se dislocati in luoghi differenti.

Chiarito cosa è il cloud ibrido, cerchiamo di capire perché le aziende dovrebbero adottarlo. Ci facciamo aiutare ancora da Simone di Reevo, uno dei primi Service Provider italiani che propone il proprio portafoglio d’offerta esclusivamente attraverso il canale di rivenditori.

Le necessità che portano un’azienda a scegliere il cloud ibrido – spiega il manager – possono essere di tipo strategico, architetturale o tecnologico”. In ogni caso, la parolina magica è sempre la stessa: ottimizzazione.

Grazie all’as-a-service, la scalabilità della tecnologia è sostenibile

Un’azienda ha certamente l’interesse a strutturare meglio la propria infrastruttura It, con l’obiettivo di incrementare le performance al crescere delle esigenze. E, grazie alla modalità as-a-service, ovvero pagando ciò che si usa, quando si usa, il cloud garantisce la massima scalabilità al crescere delle esigenze It.

Ci può essere la necessità di ottimizzare i costi senza compromettere gli investimenti già effettuati. Ebbene, ancora una volta, cosa è il cloud ibrido? È quell’infrastruttura tecnologica che assicura il mantenimento della componente tecnologica preesistente.

Inoltre, ci sono certamente esigenze di rispetto della compliance e di protezione dei dati. E con la garanzia di poter scegliere quali dati mantenere “in casa” o comunque in un’infrastruttura privata, l’It manager può finalmente dormire sonni tranquilli.

Infine, le performance. La varietà di soluzioni, architetture e infrastrutture sempre aggiornate disponibili in cloud pubblico assicurano le massime performance, sempre.

La varietà di un’offerta di un cloud ibrido è notevole. “Può rappresentare una scelta definitiva o temporanea – chiarisce Simone”. Per esempio, permettendo di ampliarsi al cloud senza vanificare un investimento precedente. Oppure ricorrendovi in situazioni di particolare stress tecnologico.

L’offerta Reevo permette di “co-locare” l’hardware aziendale nei propri data center, da una singola unit a un’intera stanza. L’infrastruttura è, inoltre, collegata direttamente ai servizi cloud di Reevo che abilitano una grande varietà di connessioni verso tutti i maggiori cloud provider pubblici, o verso le architetture It di altre realtà. Il tutto ideato allo scopo di facilitare la realizzazione del miglior progetto ibrido.