Che cosa è il cloud computing? Per molti è il super eroe che aiuta le imprese a “continuare”, ad essere “resilienti” nonostante tutto. Ma proviamo a fare un po’ di ordine tra piattaforme e servizi con una guida pratica e completa firmata Reevo Cloud

Abbiamo pubblicato subito i dati dell’Osservatorio Cloud del Polimi (qui il report completo) che ci danno un’idea precisa di che cosa è il cloud computing oggi in Italia.

Il rapporto ci ha fornito dei dati precisi, non solo sul valore complessivo del mercato cloud in Italia (3,34 miliardi di euro, +21% rispetto al 2019) ma anche sulla diffusione delle diverse piattaforme cloud e dei servizi as-a-service.

Oggi i servizi Software-as-a-Service contano per la metà della spesa complessiva in Public & Hybrid Cloud, a seguire IaaS e il PaaS. Tra le piattaforme, invece, svettano il Public & Hybrid Cloud che valgono un terzo della spesa complessiva (2 miliardi di euro).

Ma per capire meglio cosa è oggi il cloud computing in Italia, facciamo un po’ di ordine tra piattaforme e servizi, evidenziando dove sta andando il mercato secondo i dati. In aggiunta al report dell’Osservatorio del Politecnico, citiamo una ricerca recente di Zscaler (2020 Emea Report sullo stato della trasformazione digitale).

Secondo la ricerca, le aziende italiane risultano al primo posto in Europa nella migrazione al cloud avendo portato più della metà delle loro applicazioni, in particolare sul multicloud. Un’altra ricerca (il Report Enterprise Index) segnala l’aumento di investimenti nel cloud ibrido e la fiducia crescente verso il cloud pubblico.

Le differenze tra i diversi tipi di cloud computing

A questo punto, può essere utile fare chiarezza e riassumere cosa è il cloud computing declinato nelle diverse forme e servizi as-a-service.

Cloud pubblico. La più “anziana” tra le piattaforme cloud è una struttura It di proprietà di un fornitore di servizi cloud che offre servizi computazionali, di storage e applicativi tramite Internet in cui le capacità hardware possono anche essere condivise tra più clienti. Oggi il cloud pubblico rivive una seconda giovinezza (https://www.reevo.it/2020/10/07/cloud-pubblico-pro-e-contro-di-un-ambiente-it-sempre-piu-attuale/) e rimane una scelta opportuna per determinate aziende e per processi particolari.

Cloud privato. In un cloud privato le risorse di infrastruttura sono riservate esclusivamente a un’unica azienda. Oggi il cloud privato, ospitato presso un data center di un cloud provider, si pone come valida alternativa al classico on premise. Anche questa alternativa ha il suo senso, soprattutto al fine di proteggere e controllare meglio dati e applicazioni aziendali.

Cloud ibrido. Il cloud ibrido (https://www.reevo.it/2020/01/29/cosa-e-il-cloud-ibrido-a-cosa-serve-e-perche-la-tua-azienda-ne-ha-bisogno/) è una piattaforma che combina cloud pubblico e cloud privato grazie a tecnologie che permettono l’interscambio trasparente di dati e task applicativi. Il vantaggio di poter contare su una infrastruttura ibrida permette maggiore flessibilità e più libertà di distribuzione dei carichi di lavoro.

Multicloud. L’ultima arrivata tra le piattaforme, di cui abbiamo approfondito (https://www.reevo.it/2020/09/23/multicloud/) le caratteristiche, è in grande spolvero. Si tratta di una infrastruttura IT distribuita tra più ambienti cloud, di ogni tipo e quindi anche ibridi, in cui i dati (ma anche la potenza computazionale e lo spazio storage) non sono necessariamente condivisi. Un ambiente multicloud può contenere un cloud ibrido, ma non vale il contrario e, facendo questa scelta, l’azienda si rapporta con due o più cloud service provider.

Le differenze tra i diversi servizi basati su cloud computing

L’Osservatorio del Polimi sostiene che il SaaS svetta su tutti con più del 50% della spesa complessiva. Vediamo allora, le diverse tipologie di as-a-Service e verso quali si stanno dirigendo le preferenze delle aziende italiane.

SaaS – Software as a Service. Il servizio più apprezzato secondo i dati consiste nel distribuire tutte le applicazioni utili alla produttività aziendale via Internet a seguito di una sottoscrizione. Per intenderci, i servizi Google sono servizi SaaS. I cloud provider forniscono i servizi SaaS desiderati e si occupano di tutto, aggiornamento, protezione e manutenzione.

IaaS – Infrastructure as a Service. Nel caso dello IaaS (https://www.reevo.it/2019/04/05/iaas-cose-a-cosa-serve-come-si-fa/) il cloud provider fornisce un’intera infrastruttura It come servizio. Insieme all’hardware, l’azienda può richiedere l’utilizzo del software. Soluzione ideale per aziende snelle o le piccole e medie imprese i cui carichi It non richiedono strutture troppo sofisticate. È la preferenza numero due delle aziende italiane.

PaaS – Platform as a Service. Un’intera piattaforma distribuita come servizio che garantisce un ambiente su richiesta per lo sviluppo, il test, la distribuzione e la gestione delle applicazioni. La PaaS è dunque pensata per aziende che hanno la necessità di progettare, realizzare e distribuire velocemente applicazioni a uso interno o da mettere a disposizione dei propri clienti.

A queste offerte as-a-Service se ne aggiungono altre, per esempio in questo momento è di gran voga il DRaaS, Disaster Recovery as a Service (qui la guida per sapere DRaas, Disaster Recovery As A Service cos’è e a cosa serve) che permette alle aziende clienti di delegare totalmente il proprio piano di disaster recovery a un servizio fornito da un cloud provider su data center generalmente esterno all’azienda.